Santo Stefano d’Aveto

Il borgo di Santo Stefano D’Aveto è situato in una conca alpestre, su cui domina il monte Maggiorasca, da sempre punto di riferimento della vallata.

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Il borgo

Il borgo di Santo Stefano D’Aveto è situato in una conca alpestre, su cui domina il monte Maggiorasca, da sempre punto di riferimento della vallata. Al centro del paese, nella piazza, spicca il campanile in stile barocco, isolato dalla precedente parrocchiale, trasformata in oratorio e l’attuale chiesa del 1928, che custodisce al suo interno una tela, Madonna di Guadalupe, che la tradizione vuole appesa all’albero maestro della galea di Andrea Doria. Poco più in basso si può ancora vedere l’antico centro abitato, raccolto attorno alla via di accesso principale, di cui spiccano e sono immediatamente visibili particolari architettonici di pregio che contribuiscono a crearne un luogo unico nel suo genere. Leggermente più isolati sorgono ai ruderi del castello edificato in epoca medievale dei Malaspina, i quali governarono il borgo dal 1160, a cui subentrarono poi i Fieschi e i Doria. Santo Stefano D’Aveto è il punto di partenza ideale per numerose escursioni montane, in particolare quelle al monte Aiona, al monte Groppo, monte Roncalla e Penna, da cui si può godere di un paesaggio inaspettato.

La storia

L'edificazione del primo nucleo abitativo risale all'epoca preistorica, in cui Santo Stefano D'Aveto divenne uno dei più importanti centri della vallata. Crocevia tra la Lombardia e il Piemonte, confine tra diverse culture locali antiche, tra cui il popolo dei Liguri. Secondo fonti storiografiche, alle pendici del monte Penna si svolse una delle ultime battaglie dell'impero romano per la dominazione sui Liguri. Dall'epoca longobarda in avanti il territorio fu sotto il dominio dei monaci dell'ordine di San Colombano, dell'omonima abbazia a Bobbio, fondatori inoltre dell'importante monastero di Torrio. Nel 1110 il feudo di Santo Stefano e l'intera vallata furono ceduti alla famiglia nobiliare dei Malaspina da Federico Barbarossa, tramite un diploma imperiale. I Malaspina, a scopo difensivo, costruirono nel territorio circostante numerose fortificazioni e castelli e nel 1400 il feudo passò ai conti di Lavagna, i Fieschi, tramite documento siglato prima dall'imperatore Massimiliano e poi da Carlo V. Nel Cinquecento, a seguito della congiura dei Fieschi contro la famiglia dei Doria, il luogo passò ai genovesi e inserito all'interno della Repubblica di Genova. Successivamente la proprietà di Santo Stefano D'Aveto passò alla famiglia Doria Pamphilj fino al 1797, anno dell'inizio di dominazione Francese, passando poi alla Repubblica Ligure e in ultimo al Regno d'Italia.

Cosa mangiare a Santo Stefano d’Aveto

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